Cosa succede davanti ad una promessa di assunzione non "mantenuta"?
Immagina di aver ricevuto una promessa di lavoro concreta, magari anche messa per iscritto, con tanto di condizioni, mansioni e data di inizio. Rinunci a un’altra opportunità, magari lasci il tuo attuale impiego, e poi… il nulla. Nessuna chiamata, nessun contratto, solo silenzio o un rifiuto immotivato. Cosa succede in questi casi? Esistono tutele per chi ha fatto affidamento su una promessa di assunzione non rispettata? La risposta è sì, e oggi vi raccontiamo un caso seguito dal nostro Studio in cui abbiamo ottenuto il giusto risarcimento per il nostro assistito.
Il nostro Team è specializzato in Diritto del Lavoro. In questo caso ti raccontiamo tutti i dettagli.
Promessa di assunzione: cos’è e quando è vincolante
La promessa di assunzione è un accordo preliminare con cui il datore di lavoro si impegna, in modo unilaterale o bilaterale, a stipulare un contratto di lavoro in un momento successivo. Questa promessa può assumere due forme giuridiche distinte:
– Preliminare di contratto di lavoro, disciplinato dagli articoli 1326 e 1351 del Codice Civile;
– Patto unilaterale di futura assunzione, spesso contenuto in lettere di intenti o comunicazioni formali.
Affinché sia considerata vincolante, la promessa deve contenere elementi essenziali come: la qualifica, la sede di lavoro, il compenso e la data di inizio. Una semplice dichiarazione di intenti vaga o generica non produce effetti giuridicamente rilevanti.
Quando il datore non rispetta l’impegno
Se il datore di lavoro, senza giustificato motivo, decide di non onorare la promessa, può configurarsi un inadempimento contrattuale. In questi casi, il lavoratore ha diritto a ottenere un risarcimento del danno, che può includere:
– Il lucro cessante, ovvero quanto il lavoratore avrebbe guadagnato se il rapporto fosse effettivamente iniziato;
– Il danno emergente, ad esempio, spese sostenute per trasferimenti, formazione o l’interruzione di un precedente impiego;
– Il danno da perdita di chance, qualora il lavoratore abbia rinunciato ad altre opportunità lavorative.
Il caso seguito dallo Studio Legale Capello
Il nostro Studio ha recentemente assistito un pilota di aerei civili che, dopo aver ricevuto una dettagliata promessa di assunzione da parte di una società multinazionale, ha lasciato il proprio lavoro ed è rientrato dall’estero per iniziare la nuova attività. Il documento, sottoscritto da un dirigente HR, indicava la posizione, la retribuzione, la data di inizio e le condizioni contrattuali.
A seguito dell’iniziale e completato periodo di formazione, la società ha comunicato – senza preavviso e senza giustificazione – di aver cambiato strategia e di non voler più procedere con l’inserimento.
Ritenendo illegittimo il comportamento datoriale, abbiamo agito in giudizio per conto del cliente, dimostrando:
– la vincolatività della promessa in base agli elementi concordati;
– il danno patrimoniale subito, calcolato in base allo stipendio promesso e alla durata minima del contratto;
– l’esistenza di un pregiudizio concreto derivante dalla rinuncia ad altre proposte lavorative.
Il giudice ha accolto le nostre richieste, condannando la società al pagamento di un risarcimento economico significativo (pari al 50% della retribuzione che il lavoratore avrebbe dovuto percepire dall’assunzione fino alla sentenza,, ritenendo la condotta del datore non solo inadempiente, ma anche lesiva della buona fede nelle trattative.
Il caso dimostra come una promessa di assunzione, se formulata in modo chiaro e completo, può avere effetti giuridici vincolanti e come sia possibile ottenere tutela e risarcimento in caso di inadempimento.